Versare una parte degli stipendi dei deputati, da destinare ad attività virtuose? Non si può fare. La Camera dei deputati non aprirà alcun conto corrente per
raccogliere i versamenti volontari dei deputati. Questo pomeriggio
l’Ufficio di Presidenza di Montecitorio ha bocciato la proposta del
Movimento Cinque Stelle. Esclusi i grillini, al momento del voto si sono
schierati contro l’iniziativa i rappresentanti di tutti i partiti.
I parlamentari del M5s avevano chiesto
già da qualche settimana la possibilità di aprire un nuovo capitolo di
entrata nel bilancio della Camera. Un conto su cui far confluire una
quota degli stipendi dei deputati, da devolvere a iniziative virtuose
(si era ipotizzato il finanziamento di un fondo per il sostegno e il
rilancio delle piccole imprese). Niente da fare. Oggi il rappresentante
del collegio dei Questori Stefano Dambruoso ha chiuso a ogni
possibilità. Il motivo del rifiuto è stato spiegato ai presenti: «Per
quanto provenienti dai compensi corrisposti in ragione del mandato
parlamentare, le risorse cui fanno riferimento i deputati del Movimento 5
stelle sono già entrate nella loro disponibilità individuale». Insomma,
ogni parlamentare può fare quello che vuole con i propri soldi. Ma
privatamente.
Spiegazioni giuridiche che i grillini non riconoscono.
All’uscita dalla riunione il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio,
esponente del M5S, non nasconde l’insoddisfazione. «Non mi interessa
commentare le motivazioni di questa decisione. Ma incredibilmente non si
vuole venire incontro a un simile atto di generosità». Una proposta che
non riguardava solo il gruppo dei Cinque stelle. Il conto corrente,
raccontano, sarebbe stato aperto a tutti i deputati, di ogni partito.
Gli esponenti del M5s vi avrebbero versato la parte ritenuta “eccedente”
dei propri emolumenti (i grillini hanno fissato la propria indennità
netta a 2.500 euro mensili). Ma gli altri parlamentari avrebbero potuto
ugualmente partecipare all’iniziativa, contribuendo il base al proprio
buon cuore.
Qui è sorto un altro problema di tipo legale.
Una volta attivato un nuovo capitolo di entrata nel bilancio della
Camera, come decidere a chi destinare i finanziamenti? «In ogni caso -
ha spiegato Dambruoso - non si sarebbe potuta immaginare altra
destinazione che la restituzione al bilancio dello Stato. Una diversa
destinazione, individuata dall’Ufficio di Presidenza, avrebbe infatti
fatto carico all’istituzione parlamentare di finalità che l’ordinamento
non prevede». I grillini non sono d’accordo nemmeno stavolta. A sentire
loro, gli ex alloggi in dotazione a vicepresidenti e questori di
Montecitorio sono già stati messi a disposizione di non meglio precisate
finalità sociali. «E che la Camera può erogare aiuti solo quando
vuole?».
Peraltro la destinazione di quel fondo sarebbe
stata individuata in maniera collegiale. «Lo avremmo deciso tutti
insieme - racconta ancora Di Maio - in uno dei prossimi Uffici di
Presidenza». Ovviamente nessuno vieta ai deputati di rinunciare a una
parte del proprio stipendio. Con il denaro corrisposto dalla Camera,
ognuno potrà continuare a fare quello che preferisce. «Il problema è
proprio questo - prosegue Di Maio - Non vogliamo essere noi a occuparci
di questo fondo. Deve essere gestito da un ente esterno». La spiegazione
è chiara. Molti parlamentari già si privano di una fetta del proprio
stipendio per destinarla al proprio partito - una sorta di finanziamento
pubblico parallelo - o ad altre associazioni. «Una forma di elemosina»
denuncia il vicepresidente della Camere. «Noi invece crediamo che per
accedere a quel fondo si debba vantare un interesse legittimo».
La questione resta aperta.
«Noi non ci arrendiamo». I deputati del M5S promettono battaglia,
l’ennesima. «Adesso studieremo altre ipotesi per aprire il fondo.
Troveremo la soluzione migliore»

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