Stipendi d’oro: Alessandro Profumo è il più pagato, poi Montezemolo e Tronchetti Provera. Mentre le famiglie sono sempre più povere…
Con i suoi 40,59 milioni di euro, l'ex ad di Unicredit è il più "ricco" del 2010, grazie anche alla liquidazione ricevuta per le dimissioni dalla banca. La classifica dei primi 25 top manager. Intanto, Bankitalia dice che le famiglie italiane hanno redditi più bassi di quelli degli anni '90
Profumo, Montezemolo e Tronchetti Provera: sono in testa
alla classifica dei 25 top manager più pagati in Italia nel 2010
alla classifica dei 25 top manager più pagati in Italia nel 2010
Stipendi d’oro, liquidazioni di platino. Anno di grazia 2010.
Vince Alessandro Profumo, per (ampio) distacco. Sul podio, Luca Cordero
di Montezemolo e Marco Tronchetti Provera. In tempi di rivolta
anti-Casta e caccia agli evasori, farà discutere e susciterà un altro
sano moto di indignazione popolare la classifica dei 25 top manager più
pagati d’Italia.
LA CLASSIFICA COMPLETA:
OBBLIGO DI LEGGE – Le società quotate in Borsa hanno
l’obbligo di comunicare gli emolumenti e le politiche di reddito dei
propri top manager, dai consigli di amministrazione ai dirigenti. Per
conoscere le buste paga dell’anno scorso, bisognerà aspettare la
pubblicazione dei bilanci del 2011, che avverrà tra febbraio e marzo.
Questa maggiore trasparenza è frutto della sensibile attenzione legale e
popolare sull’argomento, dopo l’esplosione della bolla finanziaria del
2008. Quando si constatò cha i crack delle banche (Lehman Brothers su
tutte) non impedivano ai loro manager di percepire emolumenti
principeschi. A suon di stock option. Con un sistema che rendeva ricchi
gli uni e portava al fallimento le società.
I REDDITI DELLE FAMIGLIE:
UN CONTRASTO IMPIETOSO
– Una malevola coincidenza vuole che nella stessa giornata vengano rese
pubbliche una ricerca dell’Istat e un’indagine della Banca d’Italia
sulle famiglie italiane. Il contrasto è impietoso. La deriva demagogica
verrebbe spontanea. D’accordo, le differenze di censo non si possono
certo abolire, neppure nel più temperato dei capitalismi. Ma forse si
sta passando il segno. Nel 2008 (l’ultimo anno analizzato dallo studio
dell’Istituto statistico) il reddito medio del 10% di popolazione più
ricco del Paese è stato di oltre dieci volte superiore a quello del 10%
più povero (49.300 euro contro 4.887). A metà degli anni Ottanta, il
rapporto era di 8 a 1. Il peggioramento è sensibile. E riguarda tutto il
mondo occidentale. Dalla Germania alla Scandinavia, passando per gli
Usa, dove il rapporto è addirittura 1 a 17. Una situazione
inaccettabile, anche per il più accanito dei liberisti. E che spinge a
“sinistra” la politica fiscale di Obama: “Se guadagni più di un milione
di dollari l’anno, non puoi pagare meno del 30% di tasse. Un quarto di
tutti i milionari adesso pagano meno tasse di milioni di famiglie della
classe media”, ha dichiarato il presidente davanti al Congresso, nel suo
discorso sullo Stato dell’Unione. La violenta crisi degli ultimi anni,
verosimilmente, avrà soltanto allargato il fossato. A dicembre la
forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,4%) e
il livello d’inflazione (+3,3%), su base annua, ha toccato una
differenza di 1,9 punti percentuali: è il divario più alto dall’agosto
del 1995. Le retribuzioni contrattuali orarie a dicembre restano ferme
su novembre mentre aumentano dell’1,4% su base annua. È il valore
tendenziale è il più basso dal marzo del 1999.
CONCENTRAZIONE DI RICCHEZZA – Secondo la ricerca
della Banca d’Italia il 27,7 per cento delle famiglie italiane è
indebitato, per una cifra media di 43.792 euro. Il rapporto tra debito e
reddito disponibile, un indicatore di sostenibilità dell’indebitamento
che indica quante annualità di reddito sarebbero necessarie a estinguere
lo stock di debito detenuto, risulta pari al 45,6 per cento per la
famiglia indebitata mediana. L’equivalente di circa 5 mesi. La ricchezza
familiare netta, data dalla somma delle attività reali (immobili,
aziende e oggetti di valore) e delle attività finanziarie (depositi,
titoli di Stato, azioni, ecc.) al netto delle passività finanziarie
(mutui e altri debiti), nel 2010 presenta un valore mediano di 163.875
euro. Il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede il 45,9 per
cento della ricchezza netta familiare totale contro il 44,3 per cento
registrato nel 2008. La concentrazione della ricchezza, misurata in base
all’indice di Gini, è risultata pari a 0,62, in lieve aumento rispetto
alla precedente rilevazione del 2008 (0,61).
PIU’ POVERI DEGLI ANNI ’90 - Si restringe il reddito
medio delle famiglie italiane, che, nel 2010, al netto delle imposte
sul reddito e dei contributi sociali è risultato pari a 32.714 euro,
2.726 euro al mese. Secondo la ricerca, il reddito medio in termini
reali nel 2010 è inferiore del 2,4% rispetto a quello riscontrato nel
1991. Tra il 2008 e il 2010 il reddito familiare è rimasto
sostanzialmente invariato, con un aumento dello 0,3% in termini reali,
dopo essersi contratto di circa il 3,4% nel biennio precedente. In
termini di reddito equivalente, cioè quello di cui ciascun individuo
dovrebbe disporre se vivesse da solo per raggiungere lo stesso tenore di
vita che ha nella famiglia in cui vive, la variazione delle entrate tra
2008 e 2010 risulta leggermente più sfavorevole (-0,6%) a causa di un
lieve aumento nella dimensione media della famiglia osservata nel
periodo.
LE ENTRATE NON BASTANO - Nel 2010 il 29,8 per cento
delle famiglie reputava le proprie entrate insufficienti a coprire le
spese, il 10,5 per cento le reputava più che sufficienti, mentre il
restante 59,7 per cento segnalava una situazione intermedia. Banca
d’Italia che sottolinea come rispetto alle precedenti rilevazioni emerga
una tendenza all’aumento dei giudizi di difficoltà. Il reddito
«equivalente» (una «misura che tiene conto della dimensione e della
composizione del nucleo familiare») dei lavoratori dipendenti italiani è
cresciuto in termini reali, dal 1991 al 2010, del 3,3%, contro il 15,7%
dei lavoratori autonomi e l’11,5% dei pensionati e «altri individui in
altra condizione non professionale».
di Massimo Laganà, fonte: Oggi.it

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