Sigilli a 8,1 miliardi di euro. "Accumulati
ai danni dei tarantini". Il Gip: "L'azienda ha ottenuto negli anni un
indebito vantaggio economico a scapito di popolazione e ambiente".
Il provvedimento tocca i responsabili delle misure di prevenzione degli "incidenti rilevanti" (che mettono a repentaglio immediato o futuro persone e ambiente dentro e fuori da uno stabilimento, coinvolgendo più sostanze pericolose), della sicurezza dei lavoratori, e della tutela di ambiente e popolazione. Sono Emilio Riva e i figli Nicola e Fabio, l'ex direttore Capogrosso, il dirigente Archinà (indagati anche per associazione a delinquere, tutti già agli arresti, salvo Fabio latitante a Londra), il presidente Ferrante, i dirigenti Andelmi, Cavallo, Di Maggio, De Felice, D'Alò, Buffo, Palmisano, Dimastromatteo.
Fra i reati loro imputati, commessi fra il 1995 e oggi, si cita
l'omissione di un piano di emergenza nell'eventualità di un incidente
rilevante: a un'obiezione su questo punto, responsabili dell'Ilva
replicarono che il rischio di incidente rilevante equivaleva a zero, e
questo avvenne alla vigilia del giorno del tornado! Si sottolinea come
l'azienda abbia ignorato le disposizioni dei custodi nominati dal
giudice. Si ricorda la morte di tre operai nel giro di pochi mesi.
La
lista è lunga: emissioni cospicue nell'area dei rottami ferrosi;
sversamento delle scorie liquide di acciaieria sul terreno non
pavimentato; rilascio di sostanze tossiche dovute allo "slopping" e al
"sovradosaggio ossigeno" (è il fenomeno che provoca i fumi di colore
rosso cupo, per gli ossidi di ferro non smaltiti nell'impianto di
aspirazione); frequenti emergenze all'acciaieria, ai rottami e agli
altoforni, per le emissioni vaste e prolungate convogliate (le "torce", i
camini coi bruciatori in testa) e diffuse (tetti degli altoforni);
inadeguata manutenzione dei sistemi di recupero del gas in torcia ai
convertitori; mancata comunicazione alle autorità delle gravi
conseguenze degli incidenti; costante smaltimento di emissioni gassose
equivalenti a rifiuti attraverso i sistemi di emergenza; scarico di
rifiuti liquidi nel deposito fossili, immettendo inquinanti dal suolo
non pavimentato alla falda superficiale e al mare; recupero di fanghi
contaminati da diossine, furani e idrocarburi policiclici aromatici, o
dei liquami derivati dalla pulizia dei nastri trasportatori, nel
processo di sinterizzazione (la compattazione delle polveri);
l'incredibile smaltimento di polvere di catrame e fanghi attivi, oltre
che di loppa (il residuo della produzione di ghisa in altoforno) nei
forni delle cokerie; miscelazione illegale di catrame con benzolo e
naftalene, col doppio vantaggio di venderla e risparmiare le spese di
smaltimento di rifiuti speciali; attuazione di vere discariche abusive
di rifiuti pericolosi e di pneumatici su suoli non impermeabilizzati,
nelle acque superficiali e sotterranee; scarichi di acque reflue
industriali pericolose, oltre che nelle aree industriali, "in tutte le
superfici esterne destinate a residenze e servizi, nelle strade, piste,
rampe, piazzali" - cioè dovunque; e così via. Le cokerie, che già sono,
con l'agglomerazione, il reparto siderurgico più nocivo, vengono
abitualmente adibite a immondezzai di incinerimento di solfuri, scaglie
di laminazione, fanghi di depurazione delle polveri di desolforazione
("anche da stabilimenti esterni"!). Il lessico non è fatto per essere
padroneggiato dal lettore profano, ma non offusca la sostanza:
praticamente tutta l'attività produttiva si svolge secondo l'accusa in
modi dolosamente illegittimi.
Continua a leggere da fonte originale


Nessun commento:
Posta un commento