Cronaca di una prima battaglia vinta
Con
una sentenza unica e, oseremo dire, storica, il Tribunale di Lamezia
Terme il 5 ottobre 2012 ha intimato al Museo del Lombroso di Torino di
restituire al Comune di Motta Santa Lucia il cranio del Brigante
Giuseppe Villella, condannando i resistenti al pagamento delle spese
processuali, per il trasferimento e per la tumulazione del resto umano.
Un precedente importante che, oltre a confermare la mostruosità di
una vicenda dolorosa e raccapricciante che a partire dal 1861 e per ben
12 anni ha visto vittima la popolazione dell’ex Regno delle Due Sicilie,
mette una seria ipoteca sulle altre migliaia di resti umani ancora in
“bella” mostra a Torino.
Tutto ha inizio nel 2009, quando avvertiti dai nostri attivisti
torinesi dell’imminente riapertura del Museo del Lombroso grazie ai
fondi del 150esimo, la Presidenza del Movimento decise di iniziare una
battaglia affinché quella mostruosità fosse in qualche modo
delegittimata dal titolo di museo.
Innanzitutto
occorreva puntare su un dato certo sul quale, poi, costruire un “fumus
giuridico” indispensabile per una eventuale battaglia legale.
Di quella enormità di resti umani messi in mostra in
quell’incredibile museo degli orrori, riuscimmo ad individuare un dato
certo: il cranio del Brigante Giuseppe Villella.
Fu allora che il Presidente del Movimento Neoborbonico contattò
telefonicamente il sindaco del piccolo comune calabrese al quale,
quindi, inviò la seguente lettera:
Gentilissimo Sindaco,
come concordato telefonicamente, Le invio richiesta-sintesi della
questione-Lombroso. L’eventuale atto dovrebbe essere inviato al Ministro
della Giustizia (competente per i musei criminologici), al Direttore
del Museo Criminologico di Torino “Cesare Lombroso” e, per conoscenza,
magari al Ministro dei Beni Culturali.
Mi ritenga a Sua disposizione per qualsiasi altra informazione.
Cordialissimi saluti.
Napoli, 27 ottobre 2009
Prof. Gennaro De Crescenzo
Il sindaco di Motta Santa Lucia che non conosceva Lombroso ed
ignorava totalmente quella storia e quanto accadde in quei tremendi anni
nel meridione d’Italia, chiese al nostro Movimento un supporto
documentale-tecnico ed una dettagliata relazione per procedere, con una
delibera di giunta e con una eventuale rivendicazione giudiziaria, nei
confronti di chi deteneva illegittimamente i resti umani di un cittadino
mottese.
Immediatamente da Napoli vennero inoltrate copie dei documenti fondanti quella atrocità e la seguente relazione che, subito dopo, diventò il corpo di una delibera e di un successivo ricorso all’ autorità giudiziaria.
Immediatamente da Napoli vennero inoltrate copie dei documenti fondanti quella atrocità e la seguente relazione che, subito dopo, diventò il corpo di una delibera e di un successivo ricorso all’ autorità giudiziaria.
Il 27 novembre riaprirà (dopo un costosissimo restauro) il Museo di
Antropologia Criminale “Cesare Lombroso” dell’Università di Torino.
Presso lo stesso museo crani e altre sezioni del corpo di centinaia di “briganti” meridionali (mescolati con quelli di criminali e malati di mente), giacciono in una sorta di “fossa comune” e saranno esposti in quell’occasione in grande evidenza.
Tra i pochissimi resti identificabili quelli di Giuseppe Villella, presunto “brigante” nato a Motta Santa Lucia nel 1803 e morto in carcere a Pavia nel 1872.
Presso lo stesso museo crani e altre sezioni del corpo di centinaia di “briganti” meridionali (mescolati con quelli di criminali e malati di mente), giacciono in una sorta di “fossa comune” e saranno esposti in quell’occasione in grande evidenza.
Tra i pochissimi resti identificabili quelli di Giuseppe Villella, presunto “brigante” nato a Motta Santa Lucia nel 1803 e morto in carcere a Pavia nel 1872.
PREMESSA
- Le più recenti e aggiornate ricerche storiografiche testimoniano ormai definitivamente la natura politica del cosiddetto “brigantaggio” post-unitario, fenomeno vasto, articolato e tutt’altro che inquadrabile in un contesto di ordinaria delinquenza o di follia criminale (v. la Guida alle fonti per la storia del brigantaggio postunitario conservate negli Archivi di Stato, a cura del Ministero per i Beni Culturali, Ufficio Centrale per i Beni Archivistici).
- Il “brigantaggio” fu un fenomeno drammatico con conseguenze pesantissime ai danni delle popolazioni meridionali ed in particolare calabresi e lucane con episodi intollerabili di violenza che arrivarono fino alla decapitazione sistematica della nostra gente da parte delle truppe piemontesi (Fondo Brigantaggio, Archivio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Busta 60);
- Le teorie di Cesare Lombroso, molto spesso legate alle origini dello stesso razzismo nazista, hanno rivelato tutta la loro inattendibilità scientifica.
- Lo stesso Lombroso fu per diversi anni medico al seguito delle truppe piemontesi (circa 120.000 unità) impegnate nella sanguinosa repressione del “brigantaggio” nelle Calabrie e nel resto dell’ex Regno delle Due Sicilie.
- In maniera del tutto immotivata dal punto di vista scientifico, Cesare Lombroso fece di Giuseppe Villella il simbolo della sua folle teoria sulle “fossette occipitali” e, quindi, il simbolo di tutta la delinquenza calabrese e meridionale contribuendo in maniera nefasta alla creazione di preconcetti razzisti (e mai del tutto cancellati) nei confronti della nostra gente giudicata “geneticamente inferiore” o “pericolosa”.
- A 150 anni dall’unificazione italiana ed in vista di celebrazioni che, secondo i pareri più diffusi, ormai, dovrebbero essere finalizzate alla ricostruzione di una memoria
storica nazionale finalmente condivisa,
- Le più recenti e aggiornate ricerche storiografiche testimoniano ormai definitivamente la natura politica del cosiddetto “brigantaggio” post-unitario, fenomeno vasto, articolato e tutt’altro che inquadrabile in un contesto di ordinaria delinquenza o di follia criminale (v. la Guida alle fonti per la storia del brigantaggio postunitario conservate negli Archivi di Stato, a cura del Ministero per i Beni Culturali, Ufficio Centrale per i Beni Archivistici).
- Il “brigantaggio” fu un fenomeno drammatico con conseguenze pesantissime ai danni delle popolazioni meridionali ed in particolare calabresi e lucane con episodi intollerabili di violenza che arrivarono fino alla decapitazione sistematica della nostra gente da parte delle truppe piemontesi (Fondo Brigantaggio, Archivio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Busta 60);
- Le teorie di Cesare Lombroso, molto spesso legate alle origini dello stesso razzismo nazista, hanno rivelato tutta la loro inattendibilità scientifica.
- Lo stesso Lombroso fu per diversi anni medico al seguito delle truppe piemontesi (circa 120.000 unità) impegnate nella sanguinosa repressione del “brigantaggio” nelle Calabrie e nel resto dell’ex Regno delle Due Sicilie.
- In maniera del tutto immotivata dal punto di vista scientifico, Cesare Lombroso fece di Giuseppe Villella il simbolo della sua folle teoria sulle “fossette occipitali” e, quindi, il simbolo di tutta la delinquenza calabrese e meridionale contribuendo in maniera nefasta alla creazione di preconcetti razzisti (e mai del tutto cancellati) nei confronti della nostra gente giudicata “geneticamente inferiore” o “pericolosa”.
- A 150 anni dall’unificazione italiana ed in vista di celebrazioni che, secondo i pareri più diffusi, ormai, dovrebbero essere finalizzate alla ricostruzione di una memoria
storica nazionale finalmente condivisa,
SI RICHIEDE
la restituzione dei resti di Giuseppe Villella.
In seguito alla restituzione si provvederà finalmente ad una dignitosa sepoltura presso il cimitero comunale, con la celebrazione di una Messa in Suffragio e l’organizzazione di un convegno di studi aperto alla partecipazione di studiosi locali, nazionali e internazionali.
la restituzione dei resti di Giuseppe Villella.
In seguito alla restituzione si provvederà finalmente ad una dignitosa sepoltura presso il cimitero comunale, con la celebrazione di una Messa in Suffragio e l’organizzazione di un convegno di studi aperto alla partecipazione di studiosi locali, nazionali e internazionali.
La restituzione dei resti di Giuseppe Villella avrebbe un profondo
valore simbolico come gesto di vera riconciliazione nazionale, segno
della sempre più necessaria ricostruzione della verità storica e
dell’attesa restituzione di giustizia e dignità nei confronti di
Giuseppe Millella, dei suoi eredi, dell’intera cittadinanza di Motta
Santa Lucia, simbolo, infine, del riscatto di tutte le popolazioni
calabresi e meridionali.
Immediatamente iniziò una battaglia mediatica promossa dal Movimento
sia a livello locale che nazionale, mentre i nostri attivisti di Torino
raccoglievano dati e notizie sulle iniziative e contromosse delle
autorità locali. La Rete, dal canto suo, “martellava” sulla storia del
Lombroso, sulle atrocità e gli esperimenti” commessi dai medici militari
piemontesi sulle inermi popolazioni meridionali.


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