Rinvio a giudizio del sergente per "istigazione all'alto tradimento".
Verona, 5 apr - Una "spedizione punitiva" con mezzi militari a Roma,
fino a Palazzo Chigi e Montecitorio,
''per turbare le funzioni e le prerogative del capo del governo e
dell'assemblea legislativa", con possibile uso delle armi se necessario,
che avrebbe dovuto scattare nella notte tra il 25 e 26 aprile dello
scorso anno.
Questo il "piano" ideato da un sergente, all'epoca in servizio presso
il sesto stormo dell'Aeronautica militare di Ghedi (Brescia). Un
"progetto" naufragato davanti ai ripetuti e perentori rifiuti ricevuti
da tutti i colleghi ai quali era stato proposto, anche con mail e su
Facebook. La vicenda, che sarebbe stata inquadrata dal graduato come una
''semplice goliardata'' senza alcuna volontà esecutiva, è emersa da
un'inchiesta condotta dal procuratore militare di Verona Enrico Buttitta
e dal sostituto Luca Sergio, con il contributo investigativo della
Digos, che si è conclusa con il rinvio a giudizio del sergente per
''istigazione all'alto tradimento, per commettere un attentato contro
organi costituzionali, continuato ed aggravato''.
La dettagliata segnalazione che aveva portato all'avvio
dell'inchiesta militare aveva creato non poca apprensione tra gli
inquirenti, ma poi era emerso che dietro la "spedizione" non c'era
alcuna organizzazione ma solo l'idea di un militare che tuttavia aveva
la possibilità di entrare in possesso dei mezzi e delle armi di cui
parlava nel "progetto", poi ricostruito nei dettagli attraverso
testimonianze, intercettazioni telefoniche, informatiche e ambientali,
nonchè perquisizioni. In sostanza, per l'accusa, il sergente aveva
contattato alcuni colleghi "interni" ma anche un militare in servizio a
un deposito munizioni nel veronese, in più occasioni, ricevendo sempre
alla fine dei "no", spiegando loro un piano che prevedeva di "assaltare"
le sedi del governo e del Parlamento per protestare contro la
situazione politico-economica del Paese. Il militare sosteneva, nel suo
racconto, di essere in grado di entrare in possesso di armi
(mitragliatrici "Minimi", e "Browning" nonchè pistole "Beretta" cal.92,
fucili d'assalto Ar70sc e lanciarazzi "Panzefaust") e di autocarri
militari blindati.
Il viaggio verso Roma doveva svolgersi di notte, per sorprendere
eventuali controlli, e una volta davanti alle sedi del governo e del
Parlamento - sempre secondo quanto emerso dalla ricostruzione
accusatoria - l'intenzione sarebbe stata quella di pretendere un
colloquio con il presidente del consiglio o con un altra carica dello
Stato e in caso di diniego di essere pronti ad esplodere colpi d'arma da
fuoco, anche con l'uso di cannoni o lanciagranate. L'udienza davanti al
Tribunale militare è fissata per il 2 ottobre prossimo. (ANSA)

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